Questa postilla recita così: "Nei casi in cui le acque di falda contaminate determinano una situazione di rischio sanitario oltre all'eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione".
In buona sostanza, se questo decreto dovesse essere convertito in legge e dovesse contenere ancora questo passaggio dopo l'esame delle Camere, in Italia si potrebbe tranquillamente inquinare, senza essere costretti a chiudere i battenti o (meglio ancora) provvedere ad un risanamento e ammodernamento della fonte inquinante.
Ancor più strabiliante è la contro-proposta che verrebbe presentata agli inquinanti, se non fossero in grado di sostenere economicamente le spese di bonifica dell'area industriale: il “trattamento delle acque di falda contaminate”. Cioè, si propone di emungere, depurare e reimmettere nella stessa falda le acque contaminate...un palliativo per correre ai ripari sugli errori commessi, non ponendo mai fine al problema.
Tante città come Marghera, Priolo e altre si troverebbero in una situazione di assoluta gravità e pericolosità.
Ma, avendo il problema sotto gli occhi quotidianamente, mi viene da pensare se in città come la mia, Taranto, con un grave problema d'inquinamento industriale, si dovesse chiedere all'Ilva di provvedere alla depurazione delle acque che continuamente rimpolpa con gli scarti del processo produttivo: magari, si potrebbero mangiare cozze bioniche e i tarantini al mare farebbero incontri del "terzo tipo".
Insomma, favoriremmo il turismo "interstellare", perché non provare?

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